Film fuori concorso

Ogni cosa è illuminata

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Il debutto del giovane regista Liev Schreiber, tratto dall’omonimo romanzo di Jonathan Safran Foer.

Inutile dire quanto mi ha entusiasmata questo film, dalla colonna sonora alla fotografia un tripudio di emozioni. La sottile comicità che fa sorridere ma non manca mai di rispetto al contenuto e alla motivazione di questo viaggio che ci fa rivivere gli orrori del nazismo. Ancora una volta Elijah Wood riesce ad arrivare al cuore dello spettatore con tanta semplicità e maestria, pur essendo così in erba. Non c’è dubbio quattro stelle.

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Film fuori concorso

La trilogia della vendetta

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Una trilogia composta da: Mr.vendetta, Old boy e Lady vendetta.
Park Chan Wook, racconta le vite di tre personaggi, differenti fra loro ma congiunti da un unico sentimento, che li rende immuni per la loro tenacia, ma prigionieri nella loro sofferenza più lacerante.
Nel primo film, viene chiamato in causa un protagonista già disattatato per handicap, che per quanto sia nel giusto, si trasforma in uno spietato carnefice con furia inaudita e phatos senza lacrime, un mondo basato sull’equivoco, sull’ingiustizia e l’assenza di pietà. Come afferma il Mereghetti: si può discutere se certi shock visivi siano giustificati posta anche la diversa cultura di riferimento. Certo, Park sa sempre dove affondare il bisturi e lo spettatore non è mai voyeur, è sempre preso alla sprovvista e chiamato in causa direttamente. Sullo sfondo emerge uno spaccato di una società dove la lotta di classe, regredisce a legge della giungla.
Old boy, gran premio della giuria a Cannes nel 2004, il film che ha rivelato il regista in occidente, il quale, giunto al secondo capolavoro, non perde di vista la spietata e disumana società coreana e tenta di dare un’eco simbolico ed universale al calvario del suo protagonista.
Il regista non cerca soluzioni facili, non ha paura della violenza e della provocazione e richiede allo spettatore un’attenzione vigile per seguire il dipanarsi dell’intreccio.
Per concludere la trilogia della vendetta, la protagonista questa volta è di una bellezza angelica come ulteriore sberleffo a chi si fa ingannare dalle apparenze. Park non salva nessuno, mostra un’umanità che di umano non ha più nulla in modo quasi insostenibile, il terzo capitolo di un libro scevro da redenzione.
Il grande Mereghetti premia il regista con tre stelle tutti i tre capolavori, io, non sono così parca e non sono neanche una critica del cinema, ma è giusto avere delle opinioni proprie; la trilogia merita in assoluto le quattro stelle.
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Vita da videoteca

Moretti, il mio però

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Arriva a metà pomeriggio sulla sua fedele bicicletta, maglietta dai colori accesi, pinocchietto, sandali e una pettinatura anni ’80. Dovrebbe darsi una veste più moderna, ma il catechismo ancora pesa. Lorenzo Moretti è un tipo deciso sempre pronto a sputare sentenze, un esperto di cinema suo malgrado, in fondo non so quanto gli piaccia veramente, vorrebbe amare altro, solo che per ora.
– Chiara questo Cronache metropolitane non è male. Una manciata di racconti dal sottosuolo. Tutti ambientati nella metropolitana di New York. Uno di quei luoghi battezzati da Marc Augé come non-luoghi. Posti dove si incrociano le vite in transito e i destini banali degli individui-massa della post-modernità. Dieci cortometraggi in bianco e nero che si snodano tutti lì, nei cunicoli e sulle carrozze della metropolitana. Quasi a ribadire la priorità degli ambienti e dei luoghi, rispetto ai personaggi, tratto precipuo del cinema contemporaneo. O a rilanciare con forza l’idea e la necessità di un cinema plurale, collettivo, post-autoriale. Non sono storie angosciose, terrificanti, un po’ sul filone di De Palma, ma tracce e attimi di umanità. Racconti ironici, leggeri un film assolutamente godibile. Direi tre pallini.
– Contenta che ti sia piaciuto, non è mai facile accontentarti. Ma quando la finirai di parlare come un libro stampato? Hai studiato a memoria il Mereghetti? Sei davvero un personaggio.
– Senti non è che hai Vive L’amour di Tsai Ming Liang, già Leone d’oro a Venezia, con Young Kue-Mei, Chenchao-Jung e Lee Kang-Sheng. È una commedia prodotta a Taiwan nel 1994.
– Non ce l’ho ma a giorni mi dovrebbe arrivare Il Gusto dell’anguria il suo penultimo film. Una vera meraviglia.
– Peccato, stasera volevo qualcosa di particolare, forse non sarò da solo.
– Scegli qualcosa di più leggero, non devi farla scappare subito.
– Ma lei ama il cinema d’autore.

– Mi raccomando vedi di non farla scappare per altri motivi.

 

Vita da videoteca

Il Metodo

Il metodo, se così può essere definito. Credo sia una sorta di devozione alle persone più che per il cliente o per la professione stessa. Diciamolo: ho l’hobby della gente.

A me piace conoscere il loro stato d’animo, sapere se riescono a percepire le proprie emozioni nel momento in cui chiedo: ‘come ti senti?’. È una domanda tutt’altro che banale. Dalla risposta e dallo sguardo posso iniziare a capire cosa scartare. È l’umore del momento che conta per la scelta di un film. Spesso chiedo anche quale genere è più gradito e quale attore secondo loro merita di essere preso in considerazione. Una persona a me vicina e alla quale devo molto, per una serie di motivazioni relative anche a questo BLOG, mi ha definita una dispensatrice di sogni, e forse è proprio così.

Peccare di vanità non è nel mio stile, non importa quanto io faccia bene il mio mestiere. Mi gratifica riuscire ad entrare nella testa della gente, capire i gusti, i bisogni e i messaggi che un film può dare. Tutto questo mi aiuta a conoscere la persona, a rapportarmi col prossimo e a volte a migliorare la natura del mio pensiero.

Dopo la fatidica domanda, adoro ammirare la loro espressione nel tentativo di concentrazione assoluta e nella ricerca della risposta più interessante possibile; così facendo si sentono considerati e analizzati allo stesso tempo, a qualcuno conforta e a qualcuno crea un senso di disagio. L’attenzione focalizzata non a tutti piace.

La terza fase è la più semplice da ipotizzare, avviene automaticamente: si avvicinano al pannello delle novità e cominciano a cercare la copertina giusta, il titolo che catturerà l’attenzione e li spingerà a leggere la trama nel retro della custodia; sposteranno tutto il peso corporeo su un lato ed apparentemente avrà inizio una sorta di relax. Subito dopo inizia la lettura. Con lo sguardo cominceranno a cercare il mio, quelli rispettosi, verranno direttamente al banco e con mimica complice attenderanno speranzosi il verdetto finale, del quale si fidano, sempre. Per molti il mio giudizio è fondamentale, la gente non ama buttare via il denaro ed io non desidero perdere di credibilità. La spontaneità insita nel mio essere arriva prima di tutto, sarebbe ipocrita da parte mia esprimere commenti positivi su un film che non ho visto capito o apprezzato minimamente. Non dico che ci siano film che non meritino considerazione a priori, però solitamente, per chi come me ne macina parecchi, non è difficile riconoscere un buon film. Ed io sono qua per questo.

Vita da videoteca

Vi assicuro che

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Ho deciso di aprire un blog perché non posso più tenermi tutto dentro. Devo condividerlo, devo raccontarlo, ché la realtà è davvero sorprendente, quando ci si mette. Sicuramente la vostra vita non cambierà, ma la mia si. Da oggi sarà più leggera. Forse la vostra si arricchirà di una visione diversa delle cose. Vi parlerò dell’universo umano che ogni giorno gravita intorno alla mia videoteca. Vi assicuro che ci sarà da ridere, o da piangere, dipende dai punti di vista.