Globo terracqueo

l’uomo tamagotchi

Ve lo ricordate il tamagotchi.. Io mi ricordo che a diciassette anni ne avevo uno, uno bello di colore viola, il mio animale era il cane. Bastava poco per farlo vivere il tamagotchi, gli davi da mangiare, e se non gliene davi suonava l’allarme, lo dovevi far giocare, e giocavi almeno per mezz’ora e il livello dell’umore si alzava. Poi c’era il momento che defecava, non potevi mica lasciarlo in mezzo a montagne di cacca, non era bello e poi soprattutto il suo umore scendeva a picco, e il cane deperiva. Sto giochino scassamaroni era una roba allucinante, io mi ricordo che anche a scuola era tutta una preoccupazione, ne parlavamo fra di noi scolarette come fosse una cosa importante, come fanno le mamme quando vanno alle udienze, tipo così. E poi ricordo ancora il giorno che Dupall morì, questo era il nome del cane, e du palle lo era davvero, ma nonostante tutto, quella piccola bestiola virtuale aveva lasciato un vuoto dentro di me, e nelle mie giornate che susseguirono.

Adesso io stasera riflettevo un po’ su tutto, e solo ora capisco perchè il tamagotchi avevano detto che era educativo. Pensa alla tua vita donna. Tu passi tutta una vita ad aspettare che uno ti si pigli, vai in palestra con la vana speranza che mentre cammini i tuoi polpacci non facciano palleggiare le tue chiappe, vai dall’estetista a farti i baffi, sia quelli superiori che quelli inferiori, e a decespugliare la tundra violenta che ramifica sulle tue ginocchia, e se non bastasse ancora vai anche a farti qualche lampada, tanto per far diventare le zampe di gallina in zampe di cammello. Poi magari sei anche una che appena si sposa cominci a comperarti tutte le riviste di cucina, e dal non saper cucinare neppure un uovo, diventi Vissani. Dopo qualche anno, annoiati dal vivere a fotocopia, cioè un giorno vale l’altro che tanto sempre le stesse cose fai, decidi di avere dei figli, ti sbragagni, non te ne importa più na mazza, tanto ora non hai più neppure il tempo di toglierti i peli neri che ti vengono sul mento, e quando vai in bagno e vedi la schiuma da barba ti verrebbe voglia di fare come fa tuo marito la mattina. Passa il tempo, i figli crescono se ne vanno e ormai la tua pelle si avvizzisce stile culo del macaco, e vorresti urlare dalle vampate di calore di un corpo che ormai ha smesso di ringiovanire. Adesso ti fai due conti e pensi a quando è stata l’ultima volta che hai fatto arrapare tuo marito, e invece di essere contenta che i tuoi figli si fanno i cazzi loro, vivi la solitudine, anche se siete in due, ma ormai il concetto di essere in due non esiste, chè tanto il marito fa la settimana enigmistica oppure va a pesca. E ti senti ridicola magari a farti carina per lui, a preparargli una cena o ad aspettarlo sulla porta con lo sguardo che una volta lo faceva sbavare, quello stesso sguardo che non riesci più a fare, un po’ la pesantezza delle rughe da sharpei, un po’ l’inespressione di questi anni vissuti in letargo. Ed è allora che t’incazzi, hai passato una vita dietro ai fornelli con un battipanni nel culo, e il ferro da stiro nella mano non occupata a cucinare e adesso vorresti anche un po’ di comprensione, non hai mai fatto ferie dalle tue mansioni familiari, la tua pensione dovresti godertela no? Ma i mariti invece preferiscono le carte e le bocce della bocciofila, e non solo le bocce della bocciofila, loro basta che alle sette in tavola si possono sbottonare i pantaloni dopo essersi spazzolati il tuo operato, che ti ha impegnata dalle nove del mattino, solo perchè lui ti ha chiesto le cotolette e le lasagne al forno. Poi fa due peti e ruttazzando se ne va in camera, manco si piega i vestiti, e nel tempo che tu impieghi a lavare i piatti e a dare l’acqua ai gerani ( è un classico, dopo una certa età ti viene il pollice verde, forse perchè devi dare un senso alla tua vita), te lo ritrovi russante peloso e magari anche un po’ panzone con le gambe aperte sul letto. In quel momento vieni catturata dall’irrefrenabile voglia di castrarlo, tirargli un calcio la sotto, giusto perchè anche oggi non ti ha neppure chiesto come stavi, però lui ti ha raccontato che il suo amico Osvaldo ha trovato una rumena di trent’anni che si prende cura della casa e del suo augello..

La mia amara constatazione di oggi è questa, l’uomo è come il tamagotchi, mangia, defeca, gioca e dorme, però solo se sei tu a ricordartene, che se no deperisce..

Mai andare al barbecue dai vicini, poi torni a casa con certi pensieri ..cidenti..

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Diario

meno male che l’estate sta finendo..

Ebbene si.. non vedo l’ora che finisca, giusto perchè sono stanca di uscire tutte le sere e di tornare ad orari impossibili, dormire tre ore e lavorare come una bestia. Poi dicono che il lavoro nobilita l’uomo.. se se.. Allora, in queste sere sono impegnata qua, non vi dico a far cosa, direi che è scontato confessarvelo. Due giorni fa invece, presa da una malinconia quasi palpabile, mi sono dedicata alla casa, e armata di buoni propositi sono andata al granbrico ed ho acquistato cinque litrozzi di pittura traspirante arancione .. questo è il risultato.. che ve ne pare? Si lo so, fa molto casa dei Sims.. ma io trovo sia fichissimo questo colore! Ovviamente senza il suo aiuto avrei fatto ben poco, lui è insostituibile lo ammetto, ce ne fossero come lui.. Poi vorrei anche salutare l’amico Zabaione, che sicuramente m’insulterà, ma devo, quindi Zab, grazie per tutta la compagnia che mi stai facendo.. e tiè, dedico una canzone anche a te, sai già quale..

Ed infine vorrei segnalarvi una cosetta, io ci vado, diciamo che non vedo l’ora di vedere che cosa ci proporrà l’amico Merisi, accompagnato dall’amico Andrea Giannoni..

Adesso vado, devo preparare il pranzo, c’è un uomo da sfamare.. indi per cui, io donna filo in cucina.. baci.

Buon week end a tutti!