Diario

Non mi par vero..

Lei- Hai visto la nuova pubblicità della Durex?

Lui- Si carina..

Lei- Ecco appunto.. volevo sapere che ne pensi a riguardo?

Lui- Mmm.. cosa ne penso del rapporto anale.. intendevi questo?

Lei- Già..

Lui- Beh.. ad essere sincero non amo particolarmente farlo… come dire.. forse sarò all’antica, ma il rapporto tradizionale lo trovo decisamente più stimolante, è un po’ come stare nel ‘salottino di casa mia’ ecco..

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e piove forte..

Oggi sono stata presa dall’irrefrenabile voglia di Mac Donald. Lo so che mangiare al Mac fa male, mica dico di no, so anche che si mettono su tanti bei Mac chili, ma ci sono dei momenti che desidero divorare il panino finto con tre morsi, e subito dopo spalmarmi sul divano per ammirare il ‘buddismo macilento’ che fuoriesce dai pantaloni, chè mi fa sentire un po’ come Homer Simpson.

Per me è una delle cose più appaganti fare un Mac pasto.

Proprio mentre pasteggiavamo, spinta da una forma di autolesionismo, riflettevo sul come mai tante schifezze riescano ad essere così piacevolmente stuzzicanti, un morso dopo l’altro. Se ci penso in quei panini ci sono una quantità di zuccheri da overdose. Allora adesso quando mi chiedono se tiro più al dolce o al salato, mi toccherà dire che mi è difficile distinguere quale dei due preferisco, chè io sono una da focaccia e cappuccino a colazione. La verità è che io il Mac pasto lo digerisco il giorno dopo, e un po’ per il senso di colpa e il ricordo del film ‘Super size me‘, ora mi infilerei il Kiwi, come lo chiamava mia nonna, e mi farei una corsetta di un paio di chilometri attorno a casa, ma poi penso che c’è freddo.. e piove forte..

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Uno poi dice ‘la vita’

Ecco, ora mi viene da chiedermi, ma io che avevo tanti amici, come mai mi sono sempre sentita così sola. Non ho mai pensato che i miei amici potessero capirmi veramente.

Ho letto molto in questo periodo, sono entrata spesso in libreria con entusiasmo, ero alla ricerca del testo che potesse catturare la mia attenzione a prima vista, e altrettante volte sono uscita dalla medesima libreria con la strana sensazione che quel luogo non mi appartenesse affatto. Io poi da quello che ricordo, già quando ero piccola non mi piaceva leggere il privato di qualcun altro, chè all’idea che qualcuno scoprisse le mie memorie nel comò mi si irrigidivano gli alluci nelle scarpe. Poi col tempo le cose cambiano, ci sono persone fermamente convinte che nei libri ci siano le risposte alle loro domande.

Quando ero piccola mi sentivo un punto interrogativo, mi facevo tantissime domande e ne facevo talvolta. A me manca essere piccola, a me manca sentire mia la casa in cui vivo e mi manca quella sicurezza che solo gli adulti ti potevano trasmettere. Mi capita spesso di osservare i bambini per lungo tempo, invidio il loro essere ilare e mi capita anche di sperare per loro che comincino a pagare un mutuo il più tardi possibile. Lo ammetto per me è faticoso essere grande, a poco a poco è divenuto quasi un mestiere, ed io di mestieri già ne faccio tanti. Mi sento come se stessi recitando una parte, ogni giorno salgo sul palco passando da dietro le quinte. Se avessi saputo non avrei mai voluto sapere che c’era dietro le quinte, magari si potesse essere spettatori per tutta una vita.

Crescere non è bello, l’ho assodato.

Se quando ero piccola mi sentivo un punto interrogativo, ora mi sento un’ aperta e chiusa parentesi tonda. Una volta parlavo, ora chiacchiero, e quando mi chiedono se so tenere un segreto spero solo che non me lo confessino. I retroscena non stuzzicano più la mia curiosità anzi, mi pesano sul corpo certe riservatezze e mi mettono a disagio quando le confidenze sono troppo intime.

Certe cose è meglio non saperle.

Ed infine, sempre quando ero piccola peccavo di presunzione e mi sentivo tre spanne avanti agli altri, e forse è proprio per questo che avevo tanti amici ma mi sentivo tanto sola.

Allora adesso ci credo che la vita non è un’equazione matematica.

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meno male che l’estate sta finendo..

Ebbene si.. non vedo l’ora che finisca, giusto perchè sono stanca di uscire tutte le sere e di tornare ad orari impossibili, dormire tre ore e lavorare come una bestia. Poi dicono che il lavoro nobilita l’uomo.. se se.. Allora, in queste sere sono impegnata qua, non vi dico a far cosa, direi che è scontato confessarvelo. Due giorni fa invece, presa da una malinconia quasi palpabile, mi sono dedicata alla casa, e armata di buoni propositi sono andata al granbrico ed ho acquistato cinque litrozzi di pittura traspirante arancione .. questo è il risultato.. che ve ne pare? Si lo so, fa molto casa dei Sims.. ma io trovo sia fichissimo questo colore! Ovviamente senza il suo aiuto avrei fatto ben poco, lui è insostituibile lo ammetto, ce ne fossero come lui.. Poi vorrei anche salutare l’amico Zabaione, che sicuramente m’insulterà, ma devo, quindi Zab, grazie per tutta la compagnia che mi stai facendo.. e tiè, dedico una canzone anche a te, sai già quale..

Ed infine vorrei segnalarvi una cosetta, io ci vado, diciamo che non vedo l’ora di vedere che cosa ci proporrà l’amico Merisi, accompagnato dall’amico Andrea Giannoni..

Adesso vado, devo preparare il pranzo, c’è un uomo da sfamare.. indi per cui, io donna filo in cucina.. baci.

Buon week end a tutti!

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Primo Agosto

Ci sono persone che ti restano dentro, e ce ne sono altre che volano via senza lasciar bellezza alcuna. Il mio essere volubile cancella il sentimento, e a volte resta solo l’indifferenza. Negli anni ho imparato a vivere le persone, a spaziare nel limiti e a saper voltare pagina quando si deve. Di ognuno di loro conservo un ricordo indelebile, a volte può essere un libro comprato insieme, un film che abbiamo visto, o più semplicemente una canzone ascoltata in un momento importante. Cose che capitano a chiunque credo. Stasera, mentre tornavo a casa ascoltavo questa canzone, ho ricordato quel giorno in spiaggia che ci siamo unti di crema per gioco, ho ripensato alle tue mani, che mani dicevo. Mani che non lasciavano spazio alle parole, mani decise che esprimevano tutto e niente anche senza sguardo. Mi facevano sentire bella e mi rassicuravano. Lui resterà dentro, la bellezza nei gesti vale più delle parole. Ecco perchè penso che ci sono persone che ti restano dentro, e ce ne sono altre che volano via senza lasciar bellezza alcuna..

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L’essere diversi

Quando avevo otto anni, mi ricordo che il mio compagno di classe mi chiese se sapevo di essere diversa. Già la parola diversa non suonava troppo bene pensai, forse ero diversa perchè riuscivo ad arrampicarmi sugli alberi e andavo a pesca con mio fratello, chissà, mi veniva da dire.. Il mio compagno forse voleva mettermi in guardia, certo lui era diverso da me, portava dei buffi occhialoni da vista tondi, sembrava Harry Potter, questo però lo distingueva dagli altri, allora forse la sua diversità dipendeva anche da quegli occhiali.

A dodici anni mi capitava di ripensarci a questa parola, stavo ore davanti allo specchio a chidermi quanto fossi diversa. A quindici anni, il mio primo ragazzo mi disse che mi amava perchè ero diversa, certo la parola amore era molto forte all’epoca e la sentivo tutta, come dire, già ne conoscevo il peso ecco..

A vent’anni dopo essere stata per un paio d’anni all’estero, mia madre mi chiese perchè mi ostinavo ad essere così diversa dagli altri, e questa cosa mi faceva incazzare, era quasi diventato un incubo per me essere così diversa.

Stasera dopo aver parlato con Lui mi sono sentita fiera di ciò che sono, se non fossi stata così diversa, probabilmente il suo sguardo non si sarebbe posato su di me, e allora mi vien da pensare che essere diversa alla fine non è mica poi tanto male..

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You might need somebody

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Io me lo chiedo, gli altri se lo chiedono, ci si fa delle domande e il più delle volte si finge di non conoscere le risposte. L’amore, l’affetto, la passione, quale uomo o donna potrebbero mai farne a meno. Tempo fa credevo che da una relazione si potessero trarre solo benefici, ma nel corso degli anni il mio pensiero su tali sentimenti si è modellato come un pupazzo di plastilina. Io non sono una che dell’amore non sa che farne, ne ho dato tanto, ne ho ricevuto molto, ma in fondo poi cos’è rimasto, consapevolezza forse, quella consapevolezza che ti porta a rinunciare a qualcosa di straordinariamente bello, solo per paura di soffrire nuovamente, di sentire ancora quella presa allo stomaco che ti spezza in due e ti scaraventa in un angolo. Tutta la notte ho pensato. Ho sperato di addormentarmi e sognare belle cose, ho passato le mani su tutto il materasso, mi sono contorta per ore cercando quel tuttuno col respiro che ti accompagna delicatamente al sonno, ma niente da fare, mi sono seduta sul letto, ho incrociato le gambe e ho rilassato il collo. Ho pensato a noi. Ho tentato di ricordare cosa provavo quando ancora tutto doveva succedere, ho cercato di convincermi che emozioni così ne ho provate sempre meno, ho sperato fino all’ultimo di essermi ingannata nel mio, dicendomi che si cresce e si cambia, ed infine ho ipotizzato una risposta, cruda, diretta, anche ai sentimenti ci si può fare l’abitudine. Abbiamo parlato molto ieri sera io e lei, abbiamo parlato di lui e ho cercato di raccontarle di noi, di quello che siamo realmente e di quanto male spesso ci facciamo con le parole. Lei forse ha capito, e d’ora in poi non le verrà più in mente di chiedermi il perchè di tanta tristezza negli occhi, adesso conosce un’altra parte di me, quella scevra da egoismi che da spazio alla razionalità, quella parte che placa gli istinti e porta alla rinuncia. Sicura che stai bene, mi ha detto prima di andarsene, si, le ho accennato con lo sguardo, ci siamo salutate, parlarne mi ha fatto bene ho subito pensato. Ripensandoci invece, non mi aveva fatto bene per niente parlarne, chè se stavo piangendo, vuol dire che non ero poi così convinta.