Vita da videoteca

La donna coriandolo

Avversione alle cose, alle persone, succede se lavori in un ambiente dove ne vedi tanta, ne vedi troppa di gente. Eppure Tozzi ne aveva un bel sapore della gente di mare, era fiN quasi dispiaciuto dal fatto che questi tornassero da dov’erano venuti, ecco, per dirla tutta, a me non dispiace affatto.. Bellastronza penserete, efforseforse la son per davvero, chè la verità la sputo dai denti io. Però non è che posso cader nel luogo comune e far di tuttun’erba un fascio (tuttalpiù una canna mi ci faccio), chè le peggiori son le donne, in vacanza poi, nOn fAtEmI dIrE.. anzi fatemi pure dire. Allora ce n’è stata una che per tre mesi e dico tre, tutte le mattine col suo ‘fa caldo eh, ma chi te l’ha fatto fare’ riusciva a far scaturire nella mia mente pensieri dalla natura killeriana, immaginavo di vomitare nella sua borsa pRaDa e di appenderla per lo sparticulo D & ci ho troppi soldi G, per poi pungolarla con uno di quei forconi arrugginiti da fieno che ho al maneggio. Bellina pure l’amica Consu (diminutivo di Consuelo), col suo fare zoccolatore col mArTiNi in una mano, e la gauloises nell’altra, la si sentiva ciarlare per ore sulla linea di moda lanciata dalla figlia Ughetta, una tipa più LoGo della madre, dal cervello anoressico ed il naso all’insù dalla troppa puzza..

Donne ricche, con le labbra sfigurate dal botulino, le unghie ingiallite dal fumo che rinunciano al cibo per dar libero sfogo alla cattiveria, donne perennemente a dieta ma col gomito alzato dalle sei di sera, troppo impegnate a farsi invidiare e sempre meno raccolte nel loro amor proprio. E dall’altra uomini sempre più demotivati, ammutoliti, rimbecilliti, obbligati dalle mogliarpie ad indossare boxerini attillati sotto pancioni dal pelo canuto, uomini che si permettono di fare apprezzamenti sconci e proposte indicibili, come se il diodenaro permettesse loro di varcare i confini della moralità. Ma questa io lo so che è tutta colpa della donna coriandolo, impegnata nel sociale tutto il giorno a farsi cazzi che non le riguardano, e a botulinizzarsi un’inverno intero per apparire appetitosa agli occhi di bagnini dalla lampo facile. E i loro uomini in spiaggia solo il fine settimana, chè se no i soldi per il vaccheggio delle loro consorti chi li guadagna..

Menomale che queste cose mi sembrano tanto lontane, menomale che le mie amiche me lo dicono che il mio cervello è più grande di un coriandolo, menomale, mi vien da dire..

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Meglio bruciare in un attimo, che spegnersi lentamente..

 

Un bel paio di palle mi vien da dire, ma che detto è, ma che tristezza è questa frase qua, mah.. Che uno poi ci pensa quando va in pausasigaretta e se la ripete questa frase qua, se la ripete lentamente per capirne bene il significato. Comunque io non sono d’accordo o daccordo, ma come si scriverà, vabbè, io non voglio scegliere nessuna delle due opzioni, vorrei esser fatta d’acqua ecco.

E poi che gente che c’è in giro, e proprio questa gente ti spara queste massime così, così sì, che non te le aspetti e che in un attimo ti senti a ‘uomini e donne‘, dove sapere l’italiano diventa hobby ma la ‘french‘ non manca mai.

Erano le otto, era ora di andare a casa, stavo chiudendo e l’ho vista, non me la sono sentita di fare quella distratta, allora l’ho salutata e le ho chiesto come stava. Non l’avessi mai fatto. Perchè l’ho fatto mi ripetevo a denti stretti e con le guance tirate. Eccola che comincia a parlare delle feste, del suo ultimo viaggio, dell’amico di suo fratello che le fa la corte, ma che il cugino del fratello dell’amico è più carino, e che è davvero strano che il cugino del marito del fratello della cugina si sia sposato proprio con quella che lavorava nel negozio della zia della sua amica…

Una tritacoglioni. Prolissa. Logorroica. E dopo questa serie di constatazioni comincio a pensare a cosa fare quando sarò a casa, se prima cenare o farmi la doccia. Tanto lei mica se ne accorge che non la sto ascoltando. Vada per la doccia allora mi dico fra me e me, e poi penso che se mi faccio la doccia prima voglio cambiare la tendina, l’ho comprata dai cinesi, cinque euro, sembra di raso, è di raso rosa con le righe in rilievo. L’ho comprata nuova perchè il rosa in un bagno rosa ci sta bene, fa un po’ bomboniera ma non è male, anzi, a dire il vero mi ero stufata dell’altra, volevo finalmente farmi una doccia senza necessariamente sentirmi al carnevale di Rio. E mentre penso annuisco anche, e lei continua a non accorgersi.

Finalmente Vale che chiama, che il cielo l’abbia in gloria, pure il cellulare mi sta simpatico in questo momento, allora le faccio un cenno, la blocco e mi scuso. Lei mi dice che non mi devo preoccupare, che lei aspetta. Azzzzz..

Venti minuti dopo. Mi lascia andare via con una di quelle frasi sue piene di saggezza.

‘chi è a metà dell’opera è già un bel lavoro, che noi avremo stati bene insieme, e che tanto tutti i nodi vengono al petto, che io l’avevo amato sul serio mica come dice sua sorella, e che in amore è meglio bruciarsi in un attimo che spegnersi lentamente.’

ecco, ora la prossima volta ‘lo esco fuori anch’io il rospo’ e le dico che se pianta le fave senza concime le raccoglie senza bacello.. ochei?

Ah dimenticavo, non comprate il nuovo Colgate MaxFresh, è un pacco quel dentifricio!

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Gesticolo

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Nel mio mestiere esistono due cose che mi mandano in bestia, la prima è catalogare i film a luci rosse, chè mi viene il mal di stomaco a vedere certe cose, che poi son gusti, ma a tutto c’è un limite; la seconda è quando sto appunto catalogando, e lo faccio in orari di chiusura, e puntualmente arriva quella decina di persone che, non solo ti bussano anche se sei a luci spente, ma una volta fatti entrare per cortesia, ti raccontano la storia della loro vita, senza prendere in considerazione il fatto che magari stai lavorando e non hai il tempo e neppure la voglia. Durante la pausa pranzo per l’appunto, mentre sto catalogando, mi bussa una donnina, io la faccio entrare e lei comincia a chiedermi informazioni sull’arrivo di un film. Subito dopo dice di conoscermi, più che altro di conoscere la mia famiglia, e mi racconta che sua figlia era al liceo con mio padre, poi mi racconta di sua nipote, mia cliente anche lei, poi parla del tempo e spara due previsioni, insiste col discorso della gioventù bruciata e cafona per le strade, ed infine, dopo venti minuti di confessionale mi parla di religione e di Don Piero. Purtroppo quando parlo ho il dannato vizio di gesticolare e qualsiasi cosa io abbia in mano si muove con me, anzi meglio se ho qualcosa con cui giocherellare, chè così gesticolo meno. Eravamo entrambe prese dal discorso, quando ad un certo punto, la simpatica donnina interrompe la conversazione e frettolosamente si avvicina alla porta. Mi saluta e se ne va. Qualcosa non mi tornava, forse avevo detto troppo o forse troppo poco, ma ancora la cosa non mi tornava, ero stata così carina e disponibile. Ah ecco ora ho capito, certo che potevo evitare di gesticolare con in mano la copertina del film ‘il codice di Minchia’.

Vita da videoteca

è nell’aria

Non so quante volte è successo, ma è successo svariate volte insomma. Così tante volte da far crescere l’intolleranza ai massimi livelli. La videoteca non è grande anzi, diciamolo che sono settantaquattro metri quadri, non è l’arena parco nord ecco!

Perchè questa prefazione vi chiederete.

La volta che mi sono convinta che era proprio Lei, o meglio, le sue ascelle, avrei voluto liquefarmi ed essere assorbita dalle crepe del pavimento. Quella sera per sdrammatizzare con qualche amico/cliente, avevo esordito a voce piena:

Ma cos’è quest’odore, qualcuno ha pestato un sacchetto dell’ipercoop con dentro una retina di cipolle di Tropea?

Il suo umile sguardo e poi l’imbarazzo nel mio.

Mi è così dispiaciuto sapere che era Lei l’emanatrice. Per rimediare le avrei voluto dare dei consigli, ma Cristo Santo, avrà pure qualcuno vicino che le vuole bene e che può farglielo presente no?

Oltre all’acqua e al sapone, chè lavarsi ha la sua importanza dico, ci sono dei rimedi eccellenti, siamo nel 2006, voglio dire.

Allora forse, metterò un cartello alle mie spalle, proprio dietro al banco con su una scritta.


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Vita da videoteca

Moretti, il mio però

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Arriva a metà pomeriggio sulla sua fedele bicicletta, maglietta dai colori accesi, pinocchietto, sandali e una pettinatura anni ’80. Dovrebbe darsi una veste più moderna, ma il catechismo ancora pesa. Lorenzo Moretti è un tipo deciso sempre pronto a sputare sentenze, un esperto di cinema suo malgrado, in fondo non so quanto gli piaccia veramente, vorrebbe amare altro, solo che per ora.
– Chiara questo Cronache metropolitane non è male. Una manciata di racconti dal sottosuolo. Tutti ambientati nella metropolitana di New York. Uno di quei luoghi battezzati da Marc Augé come non-luoghi. Posti dove si incrociano le vite in transito e i destini banali degli individui-massa della post-modernità. Dieci cortometraggi in bianco e nero che si snodano tutti lì, nei cunicoli e sulle carrozze della metropolitana. Quasi a ribadire la priorità degli ambienti e dei luoghi, rispetto ai personaggi, tratto precipuo del cinema contemporaneo. O a rilanciare con forza l’idea e la necessità di un cinema plurale, collettivo, post-autoriale. Non sono storie angosciose, terrificanti, un po’ sul filone di De Palma, ma tracce e attimi di umanità. Racconti ironici, leggeri un film assolutamente godibile. Direi tre pallini.
– Contenta che ti sia piaciuto, non è mai facile accontentarti. Ma quando la finirai di parlare come un libro stampato? Hai studiato a memoria il Mereghetti? Sei davvero un personaggio.
– Senti non è che hai Vive L’amour di Tsai Ming Liang, già Leone d’oro a Venezia, con Young Kue-Mei, Chenchao-Jung e Lee Kang-Sheng. È una commedia prodotta a Taiwan nel 1994.
– Non ce l’ho ma a giorni mi dovrebbe arrivare Il Gusto dell’anguria il suo penultimo film. Una vera meraviglia.
– Peccato, stasera volevo qualcosa di particolare, forse non sarò da solo.
– Scegli qualcosa di più leggero, non devi farla scappare subito.
– Ma lei ama il cinema d’autore.

– Mi raccomando vedi di non farla scappare per altri motivi.

 

Vita da videoteca

Il Metodo

Il metodo, se così può essere definito. Credo sia una sorta di devozione alle persone più che per il cliente o per la professione stessa. Diciamolo: ho l’hobby della gente.

A me piace conoscere il loro stato d’animo, sapere se riescono a percepire le proprie emozioni nel momento in cui chiedo: ‘come ti senti?’. È una domanda tutt’altro che banale. Dalla risposta e dallo sguardo posso iniziare a capire cosa scartare. È l’umore del momento che conta per la scelta di un film. Spesso chiedo anche quale genere è più gradito e quale attore secondo loro merita di essere preso in considerazione. Una persona a me vicina e alla quale devo molto, per una serie di motivazioni relative anche a questo BLOG, mi ha definita una dispensatrice di sogni, e forse è proprio così.

Peccare di vanità non è nel mio stile, non importa quanto io faccia bene il mio mestiere. Mi gratifica riuscire ad entrare nella testa della gente, capire i gusti, i bisogni e i messaggi che un film può dare. Tutto questo mi aiuta a conoscere la persona, a rapportarmi col prossimo e a volte a migliorare la natura del mio pensiero.

Dopo la fatidica domanda, adoro ammirare la loro espressione nel tentativo di concentrazione assoluta e nella ricerca della risposta più interessante possibile; così facendo si sentono considerati e analizzati allo stesso tempo, a qualcuno conforta e a qualcuno crea un senso di disagio. L’attenzione focalizzata non a tutti piace.

La terza fase è la più semplice da ipotizzare, avviene automaticamente: si avvicinano al pannello delle novità e cominciano a cercare la copertina giusta, il titolo che catturerà l’attenzione e li spingerà a leggere la trama nel retro della custodia; sposteranno tutto il peso corporeo su un lato ed apparentemente avrà inizio una sorta di relax. Subito dopo inizia la lettura. Con lo sguardo cominceranno a cercare il mio, quelli rispettosi, verranno direttamente al banco e con mimica complice attenderanno speranzosi il verdetto finale, del quale si fidano, sempre. Per molti il mio giudizio è fondamentale, la gente non ama buttare via il denaro ed io non desidero perdere di credibilità. La spontaneità insita nel mio essere arriva prima di tutto, sarebbe ipocrita da parte mia esprimere commenti positivi su un film che non ho visto capito o apprezzato minimamente. Non dico che ci siano film che non meritino considerazione a priori, però solitamente, per chi come me ne macina parecchi, non è difficile riconoscere un buon film. Ed io sono qua per questo.